Allarme tra gli operatori turistici. Il rilancio di Egitto, Turchia, Grecia, Spagna si sta facendo sentire sul mercato. Intanto le famiglie tagliano i budget. «Per la prima volta negli ultimi cinque anni - commenta Massimo Feruzzi di Jfc - la durata media della vacanza balneare (intendendo quella principale) scende sotto i 10 giorni, e più precisamente a 9,2 giorni di vacanza media, contro i 10,3 dello scorso anno. È il trionfo del nomadismo: il 67,8% degli italiani che intendono quest'estate fare una vacanza in una località balneare è disposto a cambiare scelta all'ultimo minuto se ha la certezza di trovare un'opzione “light & hight”, nasce da qui l'altissima quota dei nuovi turisti nomadi, altamente infedeli a qualsiasi località
Prenotazioni Hotel in forte calo in base ad una analisi sul trend per il mare Italia
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Insomma sempre più ricerca dell’occasione, mentre gli operatori hanno aumentato i prezzi e diminuito gli investimenti, come sottolinea l’indagine previsionale effettuata da Jfc con un campione di circa 7mila operatori. Il mare resta al top ma diminuisce la quota degli italiani che manifestano palesemente l’intenzione di fare la propria vacanza principale in una località balneare, assestandosi al 53,7% del totale (-6 punti percentuali rispetto all’estate 2018). Nomadismo ma anche attenzione al budget: la pura mancanza di disponibilità economica si fa sentire nel 38,4% dei casi (lo scorso anno questo indicatore valeva il 18,4%).

Intanto, quest’anno quasi quattro operatori su dieci hanno aumentato i prezzi. Gli alberghi delle località balneari (Centro-Nord) hanno apportato un aumento di prezzo dei listini pari al +2,2%; gli alberghi del Sud hanno rincarato del +4,1%; le strutture plein air (villaggi turistici, campeggi ed aree di sosta) delle località balneari hanno aumentato i prezzi del +4,3%; le altre strutture ricettive extra-alberghiere (RTA, B&B, agriturismi, case e appartamenti per vacanze, ostelli per la gioventù) hanno apportato un aumento dei prezzi pari al +5,5%; i servizi di spiaggia subiranno un aumento complessivo che si attesta al +2,1%; la ristorazione aumenta di una quota pari al +1,5%; i costi del viaggio rispetto allo scorso anno crescono del 3,3%; le spese per lo svago (visite, escursioni, divertimento su base nazionale) segnano un incremento pari al +1,9%.

L’incremento dei prezzi di listino non sarà sufficiente a recuperare le quote di clientela che si perderanno. La spesa media è stata quantificata in 616 euro a persona per una settimana di vacanza al mare in Italia (contro i 620 euro dello scorso anno); spesa che diventa pari ad euro 1.490 per nucleo familiare composto da genitori e un figlio di età inferiore agli 8 anni; 242 euro, invece, la spesa media a persona per trascorrere un fine settimana al mare; spesa che diventa pari ad euro 566 per nucleo familiare composto dai genitori e da un figlio di età inferiore agli 8 anni

Per il comparto mare Italia si prevede un decremento complessivo delle presenze del 4,1% e degli arrivi dell’1,6%. Anche il dato relativo al fatturato del comparto balneare italiano si allinea a queste previsioni, con una flessione di 3,3 punti percentuali. Il margine aziendale calerà di circa 8 punti percentuali rispetto alla stagione 2018. Vince la classifica generale per l’offerta mare nel suo complesso l’Emilia-Romagna, seguita da Sardegna e Veneto; come area balneare più famosa svetta la Sardegna, seguita da Emilia-Romagna e Veneto; l’area balneare considerata più trendy fa invece riferimento alla Sardegna, seguita da Sicilia e Puglia; per quanto riguarda l’area balneare con la “migliore ricettività”, vince l’Emilia Romagna, seguita da Sardegna e Toscana; la classifica dell’area balneare con le migliori spiagge vede in vetta ancora la Sardegna, seguita da Calabria e Sicilia; infine, la classifica delle aree balneari regionali con più servizi vede la vittoria dell’Emilia-Romagna, seguita da Veneto e Toscana.

Previsioni in negativo

Vince, come destinazione più accogliente ed ospitale, Rimini seguita da Jesolo e San Benedetto del Tronto; Riccione è considerata la località più di tendenza ed alla moda, seguita da Forte dei Marmi e Cervia-Milano Marittima; quella valutata come la più rilassante e tranquilla è, invece, Sabaudia, seguita da Budoni e dalle Isole Egadi; la località considerata più divertente e giovanile è Gallipoli, seguita da Porto Cesareo e da Cervia-Milano Marittima; la più conveniente è Alba Adriatica, poi Francavilla a Mare e San Benedetto del Tronto; la località considerata più “costosa” è Porto Cervo, seguita da Portofino e Capri; infine, la località balneare più comunicata e vista in tv ed in pubblicità è Riccione, poi Rimini e Arbatax.

I migliori profitti

Le aree che otterranno i migliori risultati, sia per quanto riguarda le presenze che i fatturati, sono quelle della Calabria e della Sicilia, nonché la Basilicata. Le destinazioni della Calabria che segnano i migliori indici di crescita sono quelle dell’area che va da Amantea-Tropea sino a Reggio Calabria (+2,6% di presenze e +3,1% di fatturato) e l’area balneare sud del Mar Ionio, sino a Isola di Capo Rizzuto (rispettivamente +2,1% e +2,9%). Bene anche le località nord del Tirreno e l’area balneare della Basilicata (+0,8% di presenze e + 1,5% di fatturato), mentre sono stabili le presenze nell’area nord del Mar Ionio sopra Crotone, ma con il fatturato in crescita del +1,1%. In Sicilia, invece, si raggiungono incrementi variabili tra i 2 ed i 4 punti percentuali, sia per la costa che va da Palermo a Messina ( +4,2% di presenze e +4,0% di fatturato), per la costa che va da Marina di Ragusa a San Vito lo Capo (indici superiori al +3%) e pure per il litorale siciliano da Taormina a Pachino (+2,2% di presenze e + 2,3% di fatturato). 

Sono poche le altre aree/destinazioni con indici in positivo: l’area sud-ovest della Sardegna con il +1,8% di presenze ed il +2,3% di fatturato; le isole toscane (+1,9% di presenze e +2,3% di fatturato); l’area sud del Lazio (+1,8% di presenze e +2,2% di fatturato) e la riviera veneta, che segna un +1,2% di presenze e +1,4% di fatturato. Poi, con leggeri indici di crescita troviamo le località della costa friulana (presenze stabili e un +0,6% di fatturato) e della riviera romagnola (+0,8% di presenze e fatturato stabile). Tutte le restanti aree segnano indici negativi, con la Puglia che, dopo anni di incessante crescita, nell’estate 2019 perderà sino al 13,6% di presenze e fatturato. In Puglia tutti i tre ambiti analizzati segnano indici negativi, con il Salento che perderà oltre l’11% in termini di presenze e quasi il 14% di fatturato. Altre aree in forte sofferenza saranno quelle sarde (ad eccezione dell’area sudovest), con forti ripercussioni generalizzate. Male anche l’area balneare nord del Lazio (-2,8% di presenze e -3,3% di fatturato) ed il levante ligure (-2,2% di presenze e – 2,4% di fatturato).

 

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