Il fisco rincorre con affanno l'esplosione degli affitti brevi e cerca di identificarli con strumenti nuovi.
Il fisco rincorre (con il fiatone...) l'esplosione degli affitti brevi e cerca di identificarli con strumenti nuovi.
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Come previsto dal Decreto Crescita, infatti, presto l’Agenzia delle Entrate potrà accedere alla banca dati della Polizia di Stato (chiamata “Alloggiati web”: un nome poco incoraggiante) dove tutti gli host che affittano individualmente o tramite portali (come i noti Airbnb, Booking, Homaway, ecc.) sono obbligati a comunicare le generalità degli ospiti.

Una nuova arma in mano all’amministrazione finanziaria, quindi, per “stanare” chi non dichiara gli introiti da affitti brevi.

Il problema, però, è che in questa banca dati, a fine 2018, risultassero appena 195mila appartamenti registrati, dato evidentemente incongruente con le statistiche rese pubbliche dai noti portali sopra menzionati:

⁃ a luglio erano circa 416mila gli appartamenti disponibili sul solo portale Airbnb,

⁃ con una capacità complessiva di oltre 1,8 milioni di posti letto, quindi oltre il doppio rispetto a tutti gli appartamenti registrati presso la Polizia di Stato.

Certo, su questi ed altri portali si trovano anche affittacamere gestiti in forma imprenditoriale, bed and breakfast e persino stanze di hotel, ma appare comunque evidente la discrepanza tra le due diverse fonti di dati.

E’ arcinoto a tutti che questo tipo di “business” si presta facilmente all’economia sommersa e la lotta per la messa in chiaro è ben lontana dal giungere ad una conclusione.

Tutto ciò nonostante le significative sanzioni per chi affitta, anche per una sola notte, senza inviare i dati degli ospiti alla Polizia di Stato: si rischia l’arresto fino a 3 mesi o ammenda fino a 206 euro (art. 17 del Tulps), ma è indubbio che la difficoltà di verifiche a tappeto di queste attività rendono meno temute queste penalità.

I numeri parlano chiaro: quasi 29mila a Roma, 17mila a Milano, 11 mila a Firenze, il picco di 63mila a Venezia: questi i numeri degli annunci presenti solo su Airbnb nella scorsa estate.

Lo stesso fisco ha gioco ben difficile nel recuperare il sommerso se la sua poco lungimirante strategia passa attraverso l’ormai abituale complicazione di qualsiasi adempimento: ancora una volta la burocrazia non viene incontro al cittadino che volesse mettersi al passo con gli obblighi dichiarativi dato che spesso le varie Questure adottano moduli di accesso ad “Aloggiati web” di difficile fruizione oltre che, in molti casi, a rifiutare il rilascio delle credenziali per mancanza di documentazione.

La strada che il fisco dovrà percorrere per avere una situazione più limpida per queste attività, quindi, è ancora molto lunga e difficoltosa e gli host (non solo gli ospiti) sembrano dormire sonni tranquilli.

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